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Ausstellung | la vita, la fotografia - Inge Morath | Casa dei Carraresi | Treviso


  • Casa dei Carraresi via Palestro, 33-35 31100 Treviso Italia (Karte)

Casa dei Carraresi | Treviso
28. Februar - 9. Juni 2019

La vita, la fotografia
Inge Morath


Un lama a Times Square, New York, 1957 | Fotohof Archiv | Inge Morath Foundation | Magnum Photos

Un lama a Times Square, New York, 1957 | Fotohof Archiv | Inge Morath Foundation | Magnum Photos


Casa dei Carraresi in Treviso begrüßt nach dem Erfolg der Ausstellung über Elliott Erwitt und seine Hunde die erste große italienische Retrospektive von Inge Morath, der ersten Frau, die in das Abendmahl aufgenommen wurde, damals rein männlich, der berühmten Fotoagentur Magnum Photos.

Der Presse zu Unrecht bekannt, weil sie die legendäre Marilyn Monroe im Herzen des Schriftstellers Arthur Miller ersetzt hatte, seine Frau und Lebenspartnerin wurde, war sie in Wirklichkeit vor allem eine außergewöhnliche Fotografin und ein geistiges Ende. Ihre Beziehung zur Fotografie ist ein allmähliches Crescendo: Nach ihrer Tätigkeit als Übersetzerin und Autorin in Österreich begann sie 1952 mit dem Fotografieren, und im folgenden Jahr begann sie dank Ernst Haas bei Magnum Photos in Paris zu arbeiten.

Wenn man sie nur als Fotografin für diese berühmte Agentur betrachtet, ist das reduzierend. Die berühmten Fotografien, die während ihrer Reisen aufgenommen wurden, oder die intensiven Porträts, die die tiefste Intimität ihrer Motive festhalten, werden von einer brillanten intellektuellen Aktivität begleitet, die sich aus Freundschaften mit berühmten Schriftstellern, Künstlern, Grafikern und Musikern speiste.

Ob es sich nun um Landschaften und Länder, Menschen oder Situationen handelte, ihre Fotos waren immer von einer persönlichen Vision und einer besonderen Sensibilität geprägt, die die Wahrnehmung der Welt um sie herum bereichern konnte. Wie Inge Morath immer sagte: "Du vertraust deinen Augen und du kannst nicht anders, als deine Seele zu enthüllen".

Jeder Reisebericht und jedes Meeting wurde von ihr mit wahnsinniger Sorgfalt vorbereitet. Ihre Kenntnisse mehrerer Fremdsprachen erlaubten es ihr, jede Situation gründlich zu analysieren und in direkten und tiefen Kontakt mit Menschen zu treten.

Für diese umfangreiche Retrospektive in der Casa dei Carraresi - eine Auswahl von über 150 Fotografien und Dutzenden von Dokumenten zu Inge Moraths Werk - haben die Kuratoren einen Weg geschaffen, der alle wesentlichen Phasen von Moraths Werk analysiert, aber gleichzeitig versucht, die Menschlichkeit herauszustellen, die ihre gesamte Produktion verkörpert. Eine Sensibilität, die von der tragischen Erfahrung des Zweiten Weltkriegs geprägt ist, der im Laufe der Jahre den Widerstand des menschlichen Geistes gegen extreme Schwierigkeiten und das Bewusstsein für den Wert des Lebens stärken und dokumentieren wird.

Die Ausstellung umfasst alle wichtigen Reportagen der österreichischen Fotografin: von der der Stadt Venedig gewidmeten bis zur an der Donau, von Spanien bis Russland, vom Iran bis China, von Rumänien bis zu den Vereinigten Staaten von Amerika, die durch ihr Heimatland Österreich führen.

Gleichzeitig wird die Ausstellung ihren berühmten Porträts von Schriftstellern, Malern, Dichtern, darunter Arthur Miller selbst, sowie Alberto Giacometti, Pablo Picasso und Alexander Calder Raum geben: Letzterer ist ihr Nachbar in Roxbury, Connecticut, wo Inge Morath mit ihrem Mann Pulitzer Prize für immer lebte.

Auch für die Welt des Kinos wird es Raum geben. 1960 wurde Inge Morath von der Agentur Magnum in den Hollywood-Film "The Misfits" geschickt, eine riesige Filmproduktion von John Houston mit dem Drehbuch von Arthur Miller und Schauspielern vom Kaliber Clark Gable und Marilyn Monroe. Damals waren Miller und Monroe verheiratet, aber ihre Beziehung war bereits in Schwierigkeiten. Direkt am Set des Films lernte Morath die Schriftstellerin kennen, die später ihr Mann werden sollte.

Marco Minuz: "Es ist ein Ausstellungsprojekt, das zum ersten Mal in Italien das außergewöhnliche Leben dieses emanzipierten Fotografen, einer Frau mit mutigen Entscheidungen, die seine Sensibilität für den Menschen in die Fotografie einfließen lassen konnte, im Detail beschreiben will.

Diese erste italienische Retrospektive wird von Suazes mit dem Salzburger Fotohof in Zusammenarbeit mit der Fondazione Cassamarca, der Inge Morath Foundation und Magnum Photos produziert.


Casa dei Carraresi di Treviso accoglie, dopo il successo della mostra su Elliott Erwitt ed i suoi cani, la prima grande retrospettiva italiana di Inge Morath, la prima donna ad essere inserita nel cenacolo, all’epoca tutto maschile, della celebre agenzia fotografica Magnum Photos.

Impropriamente nota alle cronache più per aver sostituito la mitica Marilyn Monroe nel cuore dello scrittore Arthur Miller, divenendone moglie e compagna di vita, è stata in realtà soprattutto una straordinaria fotografa ed una fine intellettuale. Il suo rapporto con la fotografia è stato un crescendo graduale: dopo aver lavorato come traduttrice e scrittrice in Austria, inizia a scattare nel 1952, e dall’anno successivo, grazie ad Ernst Haas inizia a lavorare per Magnum Photos a Parigi.

Limitarsi a considerarla una fotografa di questa celebre agenzia è riduttivo. Le celebri fotografie realizzate durante i suoi viaggi, o gli intensi ritratti in grado di catturare le intimità più profonde dei suoi soggetti, si accompagnano ad una brillante attività intellettuale che si alimentava di amicizie con celebri scrittori, artisti, grafici e musicisti.

Che si trattasse di raccontare paesaggi e Paesi, persone o situazioni, le sue foto erano sempre caratterizzate da una visione personale e da specifica sensibilità, in grado di arricchire la percezione del mondo che la circondava. Come Inge Morath era solita dire: “Ti fidi dei tuoi occhi e non puoi fare a meno di mettere a nudo la tua anima”.

Ogni reportage di viaggio ed ogni incontro veniva da lei preparato con cura maniacale. La sua conoscenza di diverse lingue straniere le permetteva di analizzare in profondità ogni situazione e di entrare in contatto diretto e profondo con la gente.

Per questa ampia retrospettiva a Casa dei Carraresi – una selezione di oltre 150 fotografie e decine di documenti riferiti al lavoro di Inge Morath – i curatori hanno dato vita ad un percorso che analizzerà tutte le principali fasi del lavoro della Morath, ma al contempo cercherà di far emergere l’umanità che incarna tutta la sua produzione. Una sensibilità segnata dell’esperienza tragica della seconda guerra mondiale, che con gli anni si rafforzerà e diventerà documentazione della resistenza dello spirito umano alle estreme difficoltà e consapevolezza del valore della vita.

La mostra ripercorre tutti i principali reportage realizzati dalla fotografa austriaca: da quello dedicato alla città di Venezia a quello sul fiume Danubio; dalla Spagna alla Russia, dall’Iran alla Cina, alla Romania, agli Stati Uniti d’America passando per la nativa Austria.

Contemporaneamente il percorso espositivo darà spazio ai suoi celebri ritratti di scrittori, pittori, poeti, tra cui lo stesso Arthur Miller, oltre ad Alberto Giacometti, Pablo Picasso e Alexander Calder: quest’ultimo suo vicino di casa a Roxbury, nel Connecticut, dove Inge Morath visse con il marito Premio Pulitzer per tutta la vita.

Ci sarà poi spazio anche per il mondo del cinema. Nel 1960 Inge Morath viene infatti inviata dall’agenzia Magnum nel set della pellicola hollywoodiana “The Misfits”, un’enorme produzione cinematografica con alla regia John Houston, alla sceneggiatura Arthur Miller, ed attori del calibro di Clark Gable e Marilyn Monroe. All’epoca Miller e la Monroe erano sposati, ma la loro relazione era già in difficoltà. Proprio sul set del film, la Morath ebbe modo di conoscere lo scrittore, che sarebbe diventato poi suo marito.

Come dichiara Marco Minuz: “E’ un progetto espositivo che vuole descrivere, nel dettaglio e per la prima volta in Italia, la straordinaria vita di questa fotografa; una donna dalle scelte coraggiose, emancipata, che ha saputo nella fotografia inserirci la sua sensibilità verso l’essere umano”.

Questa prima retrospettiva italiana è prodotta da Suazes con Fotohof di Salisburgo, con la collaborazione di Fondazione Cassamarca, Inge Morath Foundation e Magnum Photos.